mercoledì 29 febbraio 2012

IINCONTRO RAVVICINATO CON IL GRANDE SHIVA

LA GRANDE NOTTE DI SHIVA quando la luna e' nera. Era il 20 febbraio quando tutta Kathmandu si riversava al santuario di Pashupatinath. Traffico completamente congestionato, gente su ogni millimetro di strada che camminava nella stessa direzione e affluiva al Tempio del Grande Shiva a Pashupatinath, poco lontano dall'aeroporto internazionale.

L'incontro diretto con il dio hindu e' vecchio come il mondo. Una volta all'anno questo grande terreno cosparso di templi, tempietti, giardini, case dei devoti, foreste e scimmie, viene invaso pacificamenteda migliaia di santoni detti sadhu. Vengono da tutta l'India e la tradizione millenaria vuole che si piazzino qui per una settimanella, portando benedizioni di vario tipo, colori sgargianti di vesti e turbanti, musiche  e recitazioni di mantra, anche molto folcloristici.




Pashupatinath e' attraversato dal sacro fiume Bagmati sin dalla notte dei tempi e nella buia notte senza luna di febbraio si lavano purificano e ispirano...fino a 3500 santoni! Per la gioia dei turisti e per la fede dei devoti, per lo stomaco delle scimmiette che vivono tra i templi da sempre e per i visitatori saltuari in cerca di esotismo.




Quando l'uomo ancora non mescolava diversi ingredienti naturali, freschi e fossili, minerali o vegetali...per creare il mondo dei rifiuti, in quelle epoche senza sostanze tossiche, plastiche e materiali inquinanti anche al Santuario le abluzioni nel fiume sacro Bagmati non recavano alcun danno!
Questa ultima edizione di Mahashivaratri ha evidenziato in modo grandioso il terribile degrado a cui ogni superficie del territorio e' sottoposto, non risparmiando nemmeno i templi, santuari, parchi e giardini!




Se ci si avvicina ad un corso d'acqua in Nepal gli occhi cercano subito altro: la sporcizia copre tutto e la puzza sconvolge stomaco e budella!
In occasione della grande festa stavolta l'amministrazione cittadina ha mobilitato l'esercito e ha rimosso il piu' grosso dal letto del fiume e dalle rive. Muniti di ciabatte infradito, a piedi nudi e il risvolto dei pantaloni arrotolato fino al ginocchio, muniti di pala e fazzoletti sul naso, i poveretti spostavano la melma condita di ogni porcheria. Dal fiume trascinavano la tragedia verso qualche altro misterioso luogo, segreto per poco tempo, visto che il richiamo degli effluvi maltrattera' presto i nostri nasi...
In questo modo la sacralita' della Bagmati per qualche centinaio di metri ha superato il menefreghismo umano e l'acqua ha ripreso a scorrere lenta con tonalita' grigio-brunastre, invece del solito liquame nero-pece!
Ma l'odore rimane: percorrere Pashupati diventa cosi' un festival di immersione negli odori, una miscellanea di dolciastri profumi di incensi, acri e speciali odori del fumo dei "chilum", quei cannoni caricati di preziosi ingredienti che ispirano al massimo le menti dei sadhu, gia' di per se' costantemente allenate a tali contatti con le divinita'... C'e' poi il denso e tremendo fumo delle pire dei defunti. Quelle fumose costruzioni di ceppi, rami, gambe e braccia rinsecchite dalla morte e dal fuoco, che col passare delle ore ridanno al fiume i neri resti degli abitanti passati definitivamente all'aldila'.




Su tutto troneggia l'incessante puzzo della Bagmati che arriva a zaffate potenziate dal vento e spinge a serrare tutti i pori e fori del corpo, per salvarsi dal crudele destino...
Eppure alla festa di Shivaratri si supera tutto questo e col passare del tempo le sensazioni e le percezioni si attutiscono. Sara' il fumo passivo? E il brusio incessante dell'immensa folla che si muove a onde lente in ogni direzione, o staziona sulle gradinate in profonda meditazione con lo sguardo perso e arrossato, diventa un sommesso canto di speranza.
Questa nostra specie umana ha tanto bisogno di pace e di convivenza nella diversita', soprattutto ai nostri giorni, quando regna la confusione generale e la violenza comanda sovrana. Lo spreco, l'avidita' e l'ingiustizia sembrano prendere il sopravvento, ma guardandoci attorno col cuore aperto, ci si accorge che una forza sottile muove i fili di un disegno migliore, pronto a emergere dalla melma...spero.

OM NAMOO SHIVAYA!!!


Kathmandu in primavera alla fine di febbraio. Edvige

martedì 21 febbraio 2012

IL TEMPO SI E FERMATO

NEL PAESE DOVE SI VIVE LA LUCE DEL SOLE, dall'alba al tramonto.
NEL VILLAGGIO DOVE LA RICCHEZZA SI MISURA COL NUMERO DEI SORRISI e nell'armonia dei gesti scambiati.
NEI LUOGHI,  in cui si intrecciano le vite, i drammi, le gioie, le incognite...dei dimenticati.
ENTRO IN PUNTA DI PIEDI:

Il tempo si e' fermato qualche millennio fa su questo angolo di pianeta e ha regolato le esistenze di un popolo che si muove sul territorio con insolita dolcezza. Gente che veste sgargianti teli di cotone, fini sete, e spicca tra le risaie infinite. Puntolini, poi macchie minute, poi figure svolazzanti di donne che passano oltre, leggere e armoniose. Sul capo portano carichi enormi come fossero bolle d'aria. Pare che scivolino sul sentiero senza muovere passo; bimbi che appaiono dal nulla sbucando dai campi, con enormi occhi neri di velluto, sfoderando dolci sorrisi, guardano l'intrusa che per magia oggi percorre i loro tragitti.







Le immagini scorrono nella memoria precise, nitide e ad esse si aggiungono i racconti di chi conosce la vita dietro questa romantica e idilliaca scena...
MI inchino alla signora piu' anziana nel villaggio di Dakudanga. Lei mette le mani a coppa davanti al cuore, mi invita col gesto ad avvicinarmi. Le mie mani toccano i suoi piedi in segno di rispetto. Anticamente avrei dovuto lavarle i piedi con acqua pura, asciugarglieli e cospargerli con olio. Ora il rituale si ferma a gesti simbolici: la brocca dell'acqua viene posta ai suoi piedi, prendo da un piatto petali di fiori e grani di riso con ambo le mani e compio un giro attorno al suo capo, poi le cospargo i capelli con i fiori e i grani.
La stessa cosa viene fatta per me da una donna giovane. Poi sono la benvenuta, ora ho il diritto di entrare in casa, ospite onorata.


Quando inizia il racconto, siamo tutti seduti nel cortile e i bimbi gironzolano tra le mamme, i nonni e i neonati succhiano tranquilli al seno delle mamme.
"questo villaggio era composto da 105 famiglie. Ora siamo in 35 famiglie, ancor piu' povere e spaventate. Era il 19 maggio 2010: alcuni uomini sono arrivati con gente della polizia, ci hanno costretti a fuggire sotto i colpi dei bastoni. Hanno bruciato le capanne, maltrattato la gente, distrutto tutto! Chi e' rimasto ricostruisce pian piano le case, abbiamo un terreno libero ora..."
A questa storia, nessuno puo' non rimanere sbalordito, ma come mai non si e' saputo? Oh, nessuno ha riportato la notizia sui giornali, nessuno ha il coraggio di contrastare queste scorribande di chi comanda sulle nostre vite!
Gli aggressori urlavano che si doveva andare via, eravamo sul posto illegalmente...ma noi avevamo la promessa del signore della terra, che potevamo costruire le nostre capanne qui...





Quasi 2 anni sono ormai trascorso dalla tragedia che lascia senza parole: quali tremendi giorni hanno dovuto vivere i paesani, quale terrore  rimanendo sui luoghi...ma chi ha ricevuto soccorso, ha anche ritrovato un po' di coraggio e fiducia in un futuro migliore. Dapprima la notizia e' trapelata con il passaparola ed ha raggiunto i Padri Salesiani di Don Bosco a Sirsiya, i quali hanno radunato la comunita' rimanente. La richiesta di aiuto a Caritas ha fruttato un unico e necessario soccorso con coperte, medicamenti e un po' di cibo. Poi il grande lavoro di ricostruzione ha iniziato il suo lento processo. I dettagli non sono troppo importanti, il risultato sinora raggiunto ha invece un impatto innovativo e sprona gli abitanti di Dakudanga a crescere uniti, istruire i bambini, imparare loro stessi a proteggersi per non cadere in futuro in un altro simile atto di pura delinquenza
e mancanza totale del rispetto dei diritti umani!
Su alcuni visi degli anziani si legge ancora l'incertezza, la paura di essere imbrogliati, ma i lavoratori, genitori dell'ultima generazione, si sentono meglio ora, hanno ritrovato la speranza.


Solo in questo modo: una maggiore cocienza delle "cose del mondo", meno paura dei "potenti" e tanta fiducia nella collaborazione di ognuno per il bene di tutti. Da ora il tempo puo' riprendere il suo corso e a Dakudanga si guarda al futuro sorridendo.
Edvige, Kathmandu, il giorno dopo Mahashivaratri, 21 febbraio 2012

lunedì 13 febbraio 2012

La Macchina del Tempo e uno Yeti

Aeroporto di Kathmandu: Yeti Airlines e un volo di 40 minuti buoni verso sud-est, sfrecciano l'Everest, il Makalu, il Khanjenchunga alla mia sinistra.
Seguono un paio di ore di ballo all'interno di una 4x4 Mahindra che una volta poteva essere...bianca!
Ed ecco che magicamente il tempo ha preso a scorrere a rovescio. Veloce come la luce, un battito d'ali, un raggio di sole sull'elica, un paio di stelle brillanti dopo la capocciata nella jeep!
Non ho oltrepassato frontiere e sparite le montagne mi sono ritrovata sul terreno piatto. Ma i confini, le linee di separazione sottili come fili di tela di ragno sono percepibili con tutti i sensi all'erta: sono approdata sul Pianeta dei Madhesi, i Popoli delle Pianure del Terai, un paio di millenni fa!



Capanne di bambu' intrecciato, poi terra argillosa cosparsa sulle pareti. Tetti di paglia, qualche pezzo di lamiera. Colori uniformati sul marrone, chiari o scuri, brillanti e opachi, stessa tonalita' sulla pelle della gente, i Santhali. Spiccano i sari di alcune donne che lo indossano coloratissimo, muovendosi nelle faccende domestiche o nei campi.


Popolo di animisti con tradizioni ancestrali fortissime, radicate profondamente in ogni gesto, ogni pensiero. Vengo accolta festosamente grazie a Padre Jacob, della comunita' dei Salesiani di Don Bosco: vive poco lontano da parecchi anni, conosce diversi dialetti locali e mi introduce nel villaggio di Dakudanga. I focolari sono nel cortile, le capanne sono sprovviste di porte o finestre, la vita si condivide con i vicini, gli animali domestici partecipano alle attivita' delle famiglie o gironzolano tranquilli.






Superato il rituale dell'acqua e dei fiori cosparsi sul mio capo con qualche grano di riso...posso dichiararmi purificata e accolta in casa.Gli spiriti cattivi non compariranno. Pranzo nella capanna del capo delle 35 famiglie abitanti questo fazzoletto di terra. La mamma cuoce il riso sul fuoco che brucia stecchi di bambu' e quelli che chiamo dal primo istante "enormi grissini integrali"! Sono steli di juta secchi attorno ai quali viene impastato sterco di mucca misto a paglia, ben amalgamato con acqua e fatto seccare al sole. Combustibile gratuito e rinnovabile! E pure con una nota...artistica e decorativa!


Questo particolare gruppo di abitanti da millenni viene sfruttato senza pieta' dai signorotti della zona, che posseggono la terra e usano la gente povera come forza-lavoro. Una prima generazione di santhali ha accesso alla scuola gratuitamente, organizzata dai Salesiani di Don Bosco La scuola e' nata nel 2000. Quanta gioia e con quale orgoglio il nonno si fa ritrarre con due nipoti gemelli che partono ogni mattino per studiare la loro lingua scritta (prototipo di Padre Jacob), il nepalese, l'inglese...e tante cose incredibili che lui non avrebbe mai lontanamente immaginato!



Ma la storia merita altre pagine...e tempo. Edvige, 13 febbraio 2012