martedì 21 febbraio 2012

IL TEMPO SI E FERMATO

NEL PAESE DOVE SI VIVE LA LUCE DEL SOLE, dall'alba al tramonto.
NEL VILLAGGIO DOVE LA RICCHEZZA SI MISURA COL NUMERO DEI SORRISI e nell'armonia dei gesti scambiati.
NEI LUOGHI,  in cui si intrecciano le vite, i drammi, le gioie, le incognite...dei dimenticati.
ENTRO IN PUNTA DI PIEDI:

Il tempo si e' fermato qualche millennio fa su questo angolo di pianeta e ha regolato le esistenze di un popolo che si muove sul territorio con insolita dolcezza. Gente che veste sgargianti teli di cotone, fini sete, e spicca tra le risaie infinite. Puntolini, poi macchie minute, poi figure svolazzanti di donne che passano oltre, leggere e armoniose. Sul capo portano carichi enormi come fossero bolle d'aria. Pare che scivolino sul sentiero senza muovere passo; bimbi che appaiono dal nulla sbucando dai campi, con enormi occhi neri di velluto, sfoderando dolci sorrisi, guardano l'intrusa che per magia oggi percorre i loro tragitti.







Le immagini scorrono nella memoria precise, nitide e ad esse si aggiungono i racconti di chi conosce la vita dietro questa romantica e idilliaca scena...
MI inchino alla signora piu' anziana nel villaggio di Dakudanga. Lei mette le mani a coppa davanti al cuore, mi invita col gesto ad avvicinarmi. Le mie mani toccano i suoi piedi in segno di rispetto. Anticamente avrei dovuto lavarle i piedi con acqua pura, asciugarglieli e cospargerli con olio. Ora il rituale si ferma a gesti simbolici: la brocca dell'acqua viene posta ai suoi piedi, prendo da un piatto petali di fiori e grani di riso con ambo le mani e compio un giro attorno al suo capo, poi le cospargo i capelli con i fiori e i grani.
La stessa cosa viene fatta per me da una donna giovane. Poi sono la benvenuta, ora ho il diritto di entrare in casa, ospite onorata.


Quando inizia il racconto, siamo tutti seduti nel cortile e i bimbi gironzolano tra le mamme, i nonni e i neonati succhiano tranquilli al seno delle mamme.
"questo villaggio era composto da 105 famiglie. Ora siamo in 35 famiglie, ancor piu' povere e spaventate. Era il 19 maggio 2010: alcuni uomini sono arrivati con gente della polizia, ci hanno costretti a fuggire sotto i colpi dei bastoni. Hanno bruciato le capanne, maltrattato la gente, distrutto tutto! Chi e' rimasto ricostruisce pian piano le case, abbiamo un terreno libero ora..."
A questa storia, nessuno puo' non rimanere sbalordito, ma come mai non si e' saputo? Oh, nessuno ha riportato la notizia sui giornali, nessuno ha il coraggio di contrastare queste scorribande di chi comanda sulle nostre vite!
Gli aggressori urlavano che si doveva andare via, eravamo sul posto illegalmente...ma noi avevamo la promessa del signore della terra, che potevamo costruire le nostre capanne qui...





Quasi 2 anni sono ormai trascorso dalla tragedia che lascia senza parole: quali tremendi giorni hanno dovuto vivere i paesani, quale terrore  rimanendo sui luoghi...ma chi ha ricevuto soccorso, ha anche ritrovato un po' di coraggio e fiducia in un futuro migliore. Dapprima la notizia e' trapelata con il passaparola ed ha raggiunto i Padri Salesiani di Don Bosco a Sirsiya, i quali hanno radunato la comunita' rimanente. La richiesta di aiuto a Caritas ha fruttato un unico e necessario soccorso con coperte, medicamenti e un po' di cibo. Poi il grande lavoro di ricostruzione ha iniziato il suo lento processo. I dettagli non sono troppo importanti, il risultato sinora raggiunto ha invece un impatto innovativo e sprona gli abitanti di Dakudanga a crescere uniti, istruire i bambini, imparare loro stessi a proteggersi per non cadere in futuro in un altro simile atto di pura delinquenza
e mancanza totale del rispetto dei diritti umani!
Su alcuni visi degli anziani si legge ancora l'incertezza, la paura di essere imbrogliati, ma i lavoratori, genitori dell'ultima generazione, si sentono meglio ora, hanno ritrovato la speranza.


Solo in questo modo: una maggiore cocienza delle "cose del mondo", meno paura dei "potenti" e tanta fiducia nella collaborazione di ognuno per il bene di tutti. Da ora il tempo puo' riprendere il suo corso e a Dakudanga si guarda al futuro sorridendo.
Edvige, Kathmandu, il giorno dopo Mahashivaratri, 21 febbraio 2012

Nessun commento:

Posta un commento